RIVENDICAZIONE AS.P.A.L. A LIVELLO REGIONALE

ALLA LUCE DELLA GRAVE SITUAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA
DI TUTTA L’AGRICOLTURA ITALIANA, IN TUTTI I SUOI COMPARTI,
SI CHIEDE CON URGENZA:

MORATORIA CON LE BANCHE
- Definizione di una moratoria sui mutui e su tutti i finanziamenti in carico alle attività del settore primario per 3 anni. Al termine della moratoria l’azienda potrà rinegoziare il finanziamento con l’Istituto di credito posticipando di almeno tre anni la scadenza.
- Gli Istituti di credito destineranno alle attività del settore primario esclusivamente prodotti finanziari agrari ossia conto corrente agrario (interesse annuale posticipato), anticipi fattura agrari, fido di cassa agrario (interesse annuale posticipato), chirografari agrari, mutui agrari. Esenzione dall’imposta di bollo.
- Potenziamento dei Consorzi di Garanzia agrari su tutto il territorio nazionale e agevolazioni delle procedure di accesso (sia in termini di documentazione sia in termini di parametri di accessibilita).

MORATORIA INPS
Le aziende agricole in difficoltà economica potranno chiedere all’Inps una moratoria per 3 anni sui contributi previdenziali che devono versare. L’importo complessivo da versare verrà spalmato nei successivi 7 anni. Non verrà pagato nessun interesse e/o penale.

SGRAVI CONTRIBUTIVI
Decontribuzione per i lavoratori stagionali così da ridurre i costi delle aziende agricole e favorire l’emersione del lavoro non regolare.

PIANO ASSICURATIVO NAZIONALE
Definire un unico piano assicurativo nazionale volto a proteggere tutta la PLV (produzione lorda vendibile) delle aziende agricole da tutti i rischi (come per esempio fitopatie incontrollabili, grandine, vento, gelo, siccità, parassiti, fauna selvatica, bombe d’acqua). L’agricoltore pagherà quindi parte del premio assicurativo, stabilito per legge, calibrato alla propria produzione aziendale e alla propria struttura aziendale. Franchigia ridotta. Questo piano assicurativo rappresenterà quindi un superamento della legge 102 del 2004.

CONCORRENZA SLEALE
Realizzazione di un provvedimento legislativo, che preveda la certificazione e la tutela dei costi di produzione dei prodotti agricoli in campagna, e abolizione delle deroghe previste nel Decreto Legislativo 8 novembre 2021 n. 198, recepimento della Direttiva UE 2019/633 del 17 aprile 2019 (introduzione di un livello minimo di tutela comune a tutta l’Unione europea, comprende un elenco di pratiche commerciali sleali vietate e un elenco di pratiche che saranno autorizzate solo se concordate in termini chiari e univoci al momento della conclusione dell’accordo di fornitura).

FAUNA SELVATICA E AMBIENTE
Basta con la demagogia ambientalista, ridurre le superfici destinate ai Parchi, perché rischiano di far lievitare il degrado montano e la desertificazione con conseguente abbandono dei territori. Aumentare invece il periodo di caccia al cinghiale e modifica della legge 157/92, per l’introduzione di animali non autoctoni.

IMPORTAZIONI
Rivedere e ridiscutere i trattati di libero scambio in Europa ed anche in Italia, sia comunitari che extraeuropei; con l’obiettivo di salvaguardare il vero made in Italy, ed uniformare le regole e i costi di produzioni tra paesi importatori; altrimenti diventa concorrenza sleale ed inammissibile!

Per sapere tutto sulla nostra storia e le nostre iniziative dell’Aspal Lazio, andare sul nostro sito: WWW.ASPALAZIO.IT

Maggio 2024

Firmato:
Ass.ne Regionale dei Produttori Agricoli Laziali (AS.P.A.L.)

 

 

DOCUMENTO NAZIONALE DEL COAPI,
DI CUI L’AS.P.A.L. È ADERENTE E COFONDATORE

COAPI_intestazione-appello

Invito/Appello

Per le piccole e medie imprese agricole, della pesca, della trasformazione artigiana, della piccola distribuzione, per i lavoratori dell’agroalimentare, per il diritto di tutti i cittadini al cibo, sano, sicuro, per la tenuta ambientale

È sempre più crisi. Scendiamo in campo uniti con gli agricoltori per:

• Un Piano di Misure Straordinarie per salvare le piccole e medie imprese produttive riconoscendone lo Stato di Crisi Socio Economico;
• Il pieno riconoscimento del Diritto al Cibo per chi lo produce (imprese, lavoratori) e per chi lo consuma e ne fruisce (cittadini, consumatori)
• Un Commercio fondato sul diritto al cibo, al territorio e alla Sovranità Alimentare con agricoltura, pesca e cibo fuori dalla OMC e dagli Accordi di Libero Scambio

Dall’inizio del 2024 gli agricoltori hanno invaso le strade italiane lanciando forte un grido di denuncia della condizione delle piccole e medie imprese produttive dell’agroalimentare sempre più costrette alla chiusura.

Il COAPI, Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani, che organizza in uno spazio inclusivo e democratico molte realtà nazionali e locali è mobilitato per chiedere misure straordinarie per Salvare il Patrimonio Produttivo del Paese, il lavoro nella terra e nel mare, i territori e le comunità.

Mentre avanza un Made in Italy senza le nostre produzioni e in mano all’agroindustria, alla speculazione e alla finanza, in venti anni il Paese ha perso la metà delle piccole e medie aziende, centinaia di migliaia di lavoratori; il territorio è stato desertificato socialmente ed economicamente ed indebolito ambientalmente.

Nel 2024, gli agricoltori del COAPI hanno chiesto che nel Paese si apra una fase nuova di confronto sulle Riforme dell’Agroalimentare fondata sulla Sovranità Alimentare che rimetta al centro i diritti al cibo; premessa indispensabile è la messa in campo di misure straordinarie per salvare le piccole e medie imprese e il lavoro

GLI AGRICOLTORI HANNO CHIESTO CHE GOVERNO E REGIONI DICHIARINO LO STATO DI CRISI SOCIO ECONOMICO DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL SETTORE PRIMARIO CON AZIONI STRAORDINARIE PER SALVARLE. Queste le priorità già avanzate dalla 2024, che rilanciamo:

• un intervento forte (moratoria, ristrutturazione e abbattimento) per risolvere l’indebitamento di sistema che pesa sulle aziende per effetto dei forti investimenti realizzati nel tempo non remunerati dal mercato e da crisi ambientali e speculative ovvero dal fallimento del modello imposto dall’agricoltura agroindustriale;
• l’applicazione delle clausole di salvaguardia per bloccare urgentemente le importazioni selvagge nelle filiere maggiormente esposte alle azioni di dumping economico e sociale;
• il potenziamento delle misure già assunte dal Governo con il provvedimento del 12 luglio 2024 n. 101, integrandole con strumenti che rilevino in maniera realistica i costi produttivi, il prezzo minimo garantito al campo e interventi di contrasto alle pratiche sleali;
• misure e politiche straordinarie per la rigenerazione territoriale e di “adattamento ambientale” con piani di tutela delle aree rurali (siccità, pressione della fauna selvatica, dissesto idrogeologico, calamità, zoofitopatologie, uso dell’acqua); rivedere la 102/04 e ripensare il piano assicurativo nazionale
• un intervento di abbattimento dei costi produttivi (input, carburanti, energia) riallineandoli alla media europea.

Nonostante innumerevoli iniziative, incontri, delibere di Consiglio Comunale assunte da Comuni e Province di tante Regioni Italiane, manifestazioni e petizioni, il Governo Nazionale e i Governi Regionali hanno rifiutato di riconoscere il carattere straordinario e la profondità della crisi finendo, cosi per assumerla come un dato di fatto fino ad aggravarla senza alcuna visione del futuro.

É in questo quadro che va letta la scelta gravissima assunta da una parte delle forze politiche italiane di sostenere l’accordo UE-Mercosur per come viene proposto dall’UE proponendo, con una visione arretrata dell’agricoltura, il baratto di risorse economiche per riparare ai danni o misure di salvaguardia false e inapplicabili. É sempre in questo quadro che va letto l’incapacità della politica di proporre azioni adeguate per le aree interne il cui destino è legato alla salute delle piccole e medie imprese agricole; l’ultima legge di bilancio (in continuità con la tendenza dell’ultimo decennio) le lascia al loro destino e condanna a morte innumerevoli municipi rurali di collina e montagna dando per scontato e inevitabile l’abbandono delle terre e delle comunità.

La crisi delle piccole e medie imprese produttive si aggrava, coinvolge quelle della trasformazione artigianale, della distribuzione e dei servizi, i lavoratori e i tecnici dell’agroalimentare e si estende ad ambiente e consumatori.

L’Italia nel 2026 deve affrontare una crescente povertà alimentare, aggravata dall’inflazione, che spinge i consumatori verso scelte di qualità inferiore e aumenta il carico sulle fasce fragili. Nel 2024, 4.2 milioni famiglie italiane hanno avuto difficoltà alimentari, con una quota crescente che non può permettersi pasti nutrienti o arriva a fine mese senza cibo a sufficienza.

Le rilevazioni documentano la capacità della catena commerciale e della GdO di accrescere ipropri guadagni (su 100 Euro di spesa dei cittadini per il cibo solo 7,5 finiscono agli agricoltori) e mentre in dieci anni il piccolo commercio e gli ambulanti hanno perso 4 miliardi e il 17% degli operatori, l’Antitrust rileva che tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del +24,9% (8 punti percentuali in più dell’indice generale dei prezzi al consumo) evidenziando inoltre “un forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della Gdo”.

Se pur cresce la consapevolezza e la domanda di cibo sano e garantito dal punto di vista della salute, l’aumento dei costi e l’insicurezza economica modifica i consumi con cali nelle vendite di prodotti alimentari “tradizionali”, crescono quelle dei discount; nel frattempo, aumentano i rischi per la sicurezza alimentare e la salute dei cittadini.

In una Europa “colabrodo” per le importazioni selvagge, i consumatori sono sempre più esposti ai rischi che sui loro piatti arrivino prodotti pericolosi ed alla impossibilità di scegliere consapevolmente. Continuiamo ad avere un regime sperimentale sulla etichettatura e ancora attendiamo la legge sulla tracciabilità delle filiere ormai impantanata.

É arrivata l’ora di mettere il Diritto al Cibo per chi lo produce e per chi lo consuma al centro dell’agenda istituzionale e politica e nel dibattito pubblico lavorando insieme come Produttori e Cittadini perché nei comportamenti sociali, nel sistema di regole e nelle azioni Politiche diventi uno dei cardini regolatori.

Di fronte alla pesantissima aggressione che le lobbies economiche stanno conducendo per il controllo del cibo e delle risorse naturali alimentando i loro interessi con i nuovi strumenti del controllo sociale, con strategie autoritarie, di guerra e di riarmamento che crescono nel mondo, la nostra azione collettiva per riaffermare il diritto al cibo come diritto individuale e delle comunità è impegno per affermare il diritto alla vita, alla giustizia, alla fratellanza ed alla pace.

PER TUTTO QUESTO CHIAMIAMO GLI AGRICOLTORI, I PESCATORI, GLI ALLEVATORI, GLI ARTIGIANI DEL CIBO, I PICCOLI DISTRIBUTORI, I RISTORATORI, I BRACCIANTI E I TECNICI, LE LORO ASSOCIAZIONI, SINDACATI E RETI ALLA MANIFESTAZIONE A ROMA IN PIAZZALE OSTIENSE, IL 7 MARZO 2026
Invitiamo alla partecipazione
cittadini, sindaci, giovani e loro associazioni, movimenti dei consumatori, comunità del cibo e dei distretti bio, reti e cooperative dell’agricoltura sociale, gruppi d’acquisto, associazioni della partecipazione democratica e dell’impegno antimafia, comunità laiche e religiose, realtà della difesa del territorio, della salute, dell’ambiente, della cultura.

Per chiedere e lavorare insieme a questi tre primi obiettivi:
• Il Governo Nazionale e quelli Regionali adottino misure urgenti e straordinarie per salvare le piccole e medie imprese di territorio perché un Paese senza di loro è più debole, povero e non ha futuro
• Il Parlamento garantisca il Diritto al Cibo per chi lo produce e chi lo Consuma perché Il cibo è un diritto umano per tutti e garantire sistemi alimentari sani, giusti e sostenibili è priorità sociale
• il Governo Italiano e il Parlamento rigettino l’accordo di libero Scambio UE-Mercosur o, almeno, chiedano che se ne sottragga l’agricoltura e il cibo non perché siamo contro il commercio internazionale bensì perché agricoltura e cibo non sono merci qualsiasi ma riguardano la salute, il territorio, la tenuta sociale e civile delle comunità e, dunque, vanno trattati separatamente

IL GIORNO PRIMA, IL 6 MARZO, GLI AGRICOLTORI MARCERANNO A ROMA CON I LORO TRATTORI PER RICORDARE CHE IL MADE IN ITALY SENZA AGRICOLTORI È UNA TRUFFA
info: coapi.sovranitalimentare.it/mobilitazione2026 | contatti e adesioni: statodicrisi@gmail.com