LE NOSTRE RIVENDICAZIONI A LIVELLO NAZIONALE

Grave, assai grave, incivile e indescrivibile, assistere a un dibattito politico elettorale, alla televisione,sulla grande stampa, nelle piazze, senza mai sentire la parola agricoltura; senza mai lanciare un messaggio di attenzione alle gravissime condizioni in cui versano migliaia di famiglie di agricoltori, (PIU’DI 900.000 AGRICOLTORI IN ITALIA SONO IN GRAVE STATO DI CRISI E DI INSOLVENZA, SOPRATTUTTO NEL CENTRO – SUD ITALIA), nonostante in tutti questi anni si siano succedute decine di manifestazioni quasi sempre promosse da movimenti spontanei.
Una tale situazione si può solo spiegare per la notevole distanza che si è determinata tra i gruppi dirigenti dei partiti che occupano tutte le Assemblee Elettive, nonché dell’alta e media dirigenza amministrativa dello Stato, verso la conoscenza della Società reale e dell’effettiva economia, a giustificazione di questa grave crisi tra Società e Politica.
La questione di fondo dunque è una profonda revisione del sistema dei valori, proprio in epoca di Economia Globale dove a valere non è affatto l’omologazione ma la diversità produttiva in un libero scambio. L’Italia, insieme ai paesi del Mediterraneo deve riportare al centro dei valori dello sviluppo la sua diversità agricola e del turismo.
Occorre porre al centro un minimo di sovranità agricola e alimentare nazionale, rinegoziando i principi stessi della PAC, eliminando inutili limiti produttivi e limitazioni di aiuto nazionale a scelte produttive non concorrenziali nel libero mercato.

In tale contesto e quadro sono necessarie alcune prime scelte nazionali quali:

1) Creare le condizioni per una maggiore trasparenza all’interno di tutta la filiera agroalimentare, affinchè ci sia più equità fra il prezzo dei prodotti agricoli al campo e alla tavola, evitando inutili balzelli all’interno della filiera stessa, che danneggiano sempre gli anelli deboli della catena (agricoltori e consumatori);

2 ) Rivedere anche l’intera impalcatura Amministrativa Istituzionale preposta al rapporto con le aziende e l’agricoltura, a cominciare dall’Agea e dal Sian, attuando semplicemente quanto chiesto dall’UE, ossia l’Anagrafe Aziendale nelle mani dei legittimi titolari e non in quelle di monopolio delle Organizzazioni ufficiali che attraverso i CAA ne hanno fatto uno strumento di dominio di potere e di affare, con grosse ritenute sui premi agli agricoltori. Non di seconda importanza è la revisione del sistema di erogazione dei carburanti, della formazione degli organismi INPS e CCIAA e in particolare dei Consorzi di Bonifica, oramai lontani anni luce da una qualsiasi paventata ipotesi di autogestione;

3) Riconoscere la moratoria di tutte le procedure pendenti attivate dalle banche e da Equitalia verso le aziende agricole italiane, rateizzando a lungo termine i pagamenti dovuti, senza ipoteche legali e ridiscutere il termine di ristrutturazione per i contenziosi Inps, in modo da consentire la fuoriuscita graduale e graduata dalle pendenze;

4) Avviare la riforma previdenziale sul costo del lavoro in agricoltura, affinché ci sia uguaglianza, tra l’Italia e gli altri paesi dell’UE sugli oneri sociali contributivi; rinegoziare i mutui e i prestiti agrari pendenti; agevolare l‘accesso al credito e potenziare gli strumenti antiusura in agricoltura;

5) Ridurre la pressione fiscale (che è vergognosamente triplicata) e l’Iva, soprattutto sul carburante agricolo e su tutte le materie prime agricole; snellire le procedure burocratiche delle pratiche agricole e zootecniche con esenzione degli oneri fiscali ed amministrativi.

Il Direttivo Aspal

 

LE NOSTRE RIVENDICAZIONI A LIVELLO REGIONALE

Chiediamo che venga istituito immediatamente un tavolo di concertazione con le parti interessate, ivi compreso il direttivo dell’Aspal Lazio, per trovare soluzioni che possano far fronte alle seguenti urgenze:

1) Taglio delle risorse destinate ai parchi regionali, alle riserve naturali e ai consorzi di bonifica, destinandole al settore agro-zootecnico e boschivo; revisione dei perimetri dei parchi in conformità con la legge regionale 17/ 95 con una superficie di vincolo calcolata su base provinciale, non superiore al 30%;

2) Valorizzazione del comparto boschivo. Valorizzazione e tutela del legno di castagno dei nostri boschi in considerazione che la regione Lazio è una delle maggiori produttrici in Italia, tenuto conto che gran parte dei terreni boscati sono di proprietà comunale e portano quindi notevoli risorse economiche ai bilanci degli Enti Locali;

3) Considerando che la Regione ha accertato un danno di 16 milioni di euro, attraverso una graduatoria stilata dalla Regione stessa, causato dalla batteriosi sul kiwi, in tutto il Lazio, soprattutto in provincia di Latina e Roma, trovare risorse aggiuntive, oltre a quelle promesse e non mantenute (4 milioni di euro), per garantire ai coltivatori di kiwi, una maggiore stabilità e sicurezza economica;

4) Interventi per contrastare la speculazione dei prezzi dei prodotti agricoli. A tale riguardo, abbiamo già chiesto, senza successo, un tavolo regionale di concertazione tra tutte le rappresentanze della filiera agro-alimentare, ovviamente compresa la nostra associazione e le camere di commercio, per stabilire prima della raccolta dei prodotti agricoli, un costo di produzione per ogni prodotto agricolo al di sotto del quale non si possa scendere con il prezzo di vendita alla base;

5) Non permettere che si costruiscano sul nostro territorio regionale inceneritori, discariche ed impianti biogas che oltre a danneggiare la salute dei cittadini, danneggiano anche le nostre produzioni agricole territoriali di eccellenza, con marchi di qualità riconosciuti dalla comunità europea che non avrebbero più valore.

Il direttivo Aspal